L’amore senza valore

Posted: 15th novembre 2011 by Esseffe in Pensieri

-L’amore è solo un’altra forma d’egoismo!- Afferma Francesco con una certa enfasi.
Le sue parole catturano l’attenzione di Lara che, turbata dalla sua affermazione, non puo’ fare a meno di controbattere.
-Ma come puoi dire ciò? L’amore è un sentimento meraviglioso che spinge una persona a volere bene a un’altra più che a se stessi…-
-Si, esattamente!- La interrompe Francesco. -Fin qui la pensiamo allo stesso modo ma io ti chiedo:”Perché?”-
-Perché?- Ripete Lara leggermente stupita.
-Si, esatto. Perché si vuole il bene di quell’altra persona piuttosto che il proprio?-
Lara resta interdetta. L’unica risposta che le viene in mente è tanto semplice da apparire ovvia.
-Perché ama quella persona…-
-Eh! Ed è proprio qui che ti sbagli! Gli uomini non fanno niente per gli altri sono solo egoisti: una persona vuole il bene di un’altra solo perché questo bene la fa stare bene!-
Lara sembra confusa, infastidita dalla parole di Francesco che si scontrano con il suo modo di pensare.
-Ma non puoi dimostrare ciò! Come fai a sapere se una persona ama solo perché ama o se ama perché amare la fa stare bene?-
-Questa è l’unica spiegazione logica! C’è una motivazione alla base di ogni nostro comportamento!-

-Ed allora?- Chiedo io che comincio ad essere infastidito dall’insistenza di Francesco.
-Allora cosa?- Mi chiede lui che solo in questo momento sembra accorgersi di me.
-Allora cosa importa? Anche considerando la possibilità che l’amore sia una forma di egoismo l’amore sarebbe comunque diverso da qualsiasi altra forma di egoismo perché la persona che ama vuole in ogni caso il bene di un’altra e che voglia questo bene per star bene essa stessa o meno non importa: ciò che conta è che fa stare bene un’altra persona.-

Esseffe

L’ennesimo randagio

Posted: 31st ottobre 2011 by Esseffe in Pensieri

Catania, 30 ottobre 2011. Arrestato in tarda serata il 50enne M.S. ritrovato a spargere bocconi avvelenati ai cani del suo quartiere. L’uomo è stato fermato dopo la morte di tre cani randagi. Le Forze dell’Ordine locali dichiarano che l’accusato aveva telefonato ripetutamente minacciando di “farsi giustizia da solo”. Colto in fragranza del reato M.S. è incorso immediatamente nelle dovute sanzioni amministrative ed è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria.

 

 

 

Catania, 31 ottobre 2011. Ore 8:15 Elisa, una bambina di 8 anni, viene uccisa da un branco di cani mentre si reca a scuola. Il padre, il signor M.S., aveva ripetutamente denunciato alle Forze dell’Ordine locali la presenza e il pericolo derivante da questi animali randagi che si aggiravano nei pressi della sua abitazione. Quest’ultime avevano ripetutamente ignorato le sue telefonate affermando che nei canili non c’era la possibbilità di accogliere altri animali. Gli agenti hanno affermato che: ” fin quando quegli animali non fanno del male a qualcuno noi non possiamo fare niente”.
Alla luce di questa affermazione la rabbia dei familiari e dei compaesanei si fa sentire. Questi uomini si sentono abbandonati dalle stesse Forze dell’Ordine che avrebbero dovuto prottegerli. Che avrebbero dovuto proteggere la piccola Elisa.

C’era una volta una famiglia

Posted: 25th ottobre 2011 by Sikoweasamba in Pensieri

litigio 1Urla, maledizioni che rimangono appese nell’aria come granelli infinitesimali di polvere ma che sembrano pesare come macigni. È così da un po’ di tempo. Litigano, litigano in continuazione, ogni giorno più spesso e per una cosa più stupida. Ma so che presto cadrà il silenzio. 5,4,3,2,1 ecco la porta che sbatte e il rombo della macchina indice che mio padre è uscito, sotto si sentono i singhiozzi di mia madre e anche il bicchiere rotto dalla sua rabbia. A furia di litigare e di rompere tutti gli oggetti che gli capitavano in mano avevamo dovuto comprare presto un nuovo servizio di piatti e bicchieri. Sbuffo. E una cosa che non riesco a sopportare. Ora dovrei scendere, raccogliere i pezzi di quella che una volta era mia madre e dirle che andrà tutto bene, la dovrei accompagnare a letto , rimboccarle le coperte, portarle un bicchiere d’acqua e dirle di riposare scoccandogli un bacio sulla fronte.
Però non so se riuscirò a farlo anche oggi.
Sono stufa dei loro litigi, del clima di terrore che regna ormai costantemente dentro queste 4 mura. Sono arrabbiata con entrambi. Non riesco a guardarli più in faccia. Non sanno niente di me da almeno un paio di mesi perché le uniche discussioni che riusciamo ad affrontare si riducono ad un “come va?” E un falso “tutto bene”, sono troppo occupati a pugnalarsi alle spalle per occuparsi di me. Sono stanca fisicamente e mentalmente. Sono, non riesco nemmeno io a dire come sono. Sento i passi di mia madre trascinarsi verso la sua camera. La porta della mia è chiusa a chiave. Lo faccio sempre appena finito il pranzo. Vengo nella mia camera, chiudo la porta e accendo la musica quanto più alta posso senza che i vicini mi uccidano perché so che nell’arco di qualche minuto le urla inizieranno. Forse per un piatto messo male, forse per una camicia non stirata, forse per una bolletta troppo alta. Che famiglia di merda. La odio. Se potessi andrei via, ma ho solo 16 anni cosa posso combinare? Sento i passi fermarsi davanti la mia porta. Posso quasi immaginarmi la figura di mia madre, magra e con grandi occhiaie violastre che ormai si porta dietro costantemente, che se ne sta dietro la porta bianca con scritto il mio nome a colori, possibilmente ha una mano alzata indecisa se bussare o no. Sa che, come è ovvio, le scene appena vissute non le amo e forse ha paura di un’altra sfuriata come quella di qualche settimana fa. All’inizio della distruzione ho cercato di tenere a freno un po’ tutti e due. Mi mettevo in mezzo, finendo per urlare anche io. Accusavo l’uno, accusavo l’altra. Dicevo visto cosa sta succedendo? Visto come stiamo finendo? E con le lacrime agli occhi salivo in camera. Ora non me la sento. Non credo ne valga più la pena, ho l’impressione che qualsiasi cosa possa dire sarebbe inutile e allora perché sprecare fiato? Famiglia doppiamente di merda.
I passi si allontanano, ha scelto la cosa giusta, oggi avrei seriamente potuto spaccarle la faccia. Che rabbia che mi fa vederli ridotti così. Uno in macchina, che vaga senza metà sprecando benzina, con una sigaretta in mano. Una delle tante che si fumerà oggi, una di quelle che a fine giornata saranno diventate venti. L’altra nella sua stanza come una malata, sotto le coperte, ancora con i vestiti del lavoro e il trucco spalmato in faccia come una maschera. Che schifo. Spengo la radio ed esco dalla porta ma non vado da mia madre. Non c’è la faccio, sono stanca di mettermi lì e consolarla sparando cazzate alle quali non credo nemmeno io. Sono io la bambina della famiglia, sono io la figlia che deve essere consolata per qualche minchiata adolescenziale. Non devo essere io l’adulta, non è il mio ruolo e mi sta stretto, non ho intenzione di crescere prima del tempo. Vogliono litigare, uccidersi di insulti, piangere e fumare sigarette fino a morire di dolore o cancro? Bene che lo facciano pure, non mi interessa più nulla. Questa non è la mia famiglia. La mia famiglia è quella che aveva i suoi riti ogni giorno. Papà arrivava, passava dalla mia stanza e mi lasciava il pane comprato al panificio. Io quando tornavo a casa trovavo mia madre a guardare qualche idiozia alla televisione, posavo lo zaino in camera e le raccontavo la giornata. Ci mettevamo a ballare delle volte e apparecchiavamo insieme. Era tutto diverso. Quella famiglia non esiste più. Una piccola parte cerca ancora di sopravvivere e ogni tanto esce a galla, sono pochi minuti di pura felicità dove ridiamo tranquillamente come una volta, pochi minuti che mi sembravo rubati ad un atra persona con un’altra vita, pochi minuti che durano appunto pochi minuti. Ora non sopporto più la vista di nessuno di loro due, voglio solo uscire di casa appena ci metto piede. Cerco di distrarmi con tutto quello che mi capita e di stare fuori più tempo possibile. Quando sono a casa la porta della mia camera è sempre chiusa e io sono buttata nel letto a leggere il mio libro preferito una due tre miliardi di volte per sfuggire a quello che mi sta intorno, per non sentire le nuove urla, i nuovi insulti sempre più atroci che riescono a trovare. Per chiudermi in me stessa.
Esco di casa e salgo di un pianerottolo. Il campanello strilla appena lo premo. Mi apre il mio migliore amico. Non devo dirgli nulla, mi dice entra e io lo faccio. Andiamo in camera sua, ci stendiamo sul letto e io mi accoccolo vicino a lui che mi passa un braccio sotto la testa e mi accarezza i capelli. Scoppio a piangere ma lui non dice nulla, lo sento sospirare, ha visto troppe volta questa scena per avere ancora il coraggio di dire qualcosa. Ho vissuto troppe volte questa scena per avere ancora il coraggio di chiedergli di aiutarmi.

Il silenzio dell’età

Posted: 24th ottobre 2011 by Esseffe in Pensieri

Il silenzio ha tante sfaccettature. Puo’ essere fastidioso, puo’ essere imbarazzante, puo’ essere pauroso, sensuale, dolce, spietato,  critico…
Tuttavia credo che il silenzio assuma una delle sue forme più inquietanti e suggestive nelle case di cura per anziani. Quel silenzio è simile al silenzio della morte tuttavia risulta più inquitante. La morte è una fine definitiva che viene seguita da un nuovo inizio mentre il silenzio che permea quelle cliniche è qualcosa di diverso.
È come se la morte si fosse impossessata di quelle persone prematuramente, è come se fosse arrivata la fine ma non essendo veramente arrivata diventa una fine senza inizio. Qualcosa di terrificante che non auguro a nessuno e che personalmente spero di evitare.
In alcune persone però il cervello continua a ragionare più che bene.

-Zia ma sei sicura di stare bene qui? Guarda che preferiamo spendere qualcosa in più piuttosto che vederti rinchiusa qua dentro.-
La signora si fermò un attimo ad osservare il nipote prima di rispondere. Sul volto aveva quel sorriso che contraddistingue le persone che custodiscono un segreto.
-Si, hai ragione nell’altra casa di cura c’era un giardino veramente bello con tanto verde mentre qui sono rinchiusa tra queste mura e quando mi affaccio alla finestra vedo altri edifici grigi e tristi invece dell’Etna o del mare. Qui però la cuoca e le infermiere pranzano con noi. E si mangia bene…-
-Mah zia… Fai come vuoi. La scelta è tua, però sappi che basta una tua parola e ti cambiamo. Comunque ti prometto che cercherò di venire più spesso a trovarti. Ultimamente riesco ad avere più tempo libero con il nuovo lavoro.-
La zia scosse la testa.
-No. Non farlo. Altrimenti mi abituerò alle tue visite e soffrirò quando smetterai di venire.-

Esseffe

L’ambiguità dell’adolescenza

Posted: 20th ottobre 2011 by Esseffe in Pensieri

I suo capelli, pettinati per apparire disordinati, lasciano scoperta la fronte ampia.
Le sopracciglia aggrottate nascondono lo sguardo fisso nel libro. I lineamenti del suo viso sembrano tesi, come se tutto il so corpo si concentrasse su significato di quelle pagine. La sua testa si muove impercettibilmente da sinistra a destra inseguendo le parole che si susseguono davanti ai suoi occhi.
Una mano sfiora il maglioncino nero che indossa, un amico ridendo gli dice qualcosa.
I muscoli sembrano rilassarsi, il viso si fa più dolce e su di esso inizia a delinearsi un sorriso. Il libro, lasciato a se stesso, scivola sul banco mentre i suoi occhi si liberano dalle riflessioni e tornano a splendere vivaci mentre ride alla battuta dell’amico.
Tutto ciò accade in meno di un secondo e il ragazzo che ci ritroviamo davanti sembra non essere più quello di prima.

 

Esseffe

Il giorno dopo

Posted: 25th settembre 2011 by Il Nicolosi in Pensieri

Nell'arco della nostra vita capiterà sempre un'esperienza che lasci il segno, una di quelle che ricordi anche quando
sei logoro e invecchiato.
Molti dicono che i ricordi che rimangono impressi e incancellabili siano solo quelli che colpiscono negativamente,
io invece credo non sia così.
Forse da queste poche righe si evince che io sia uno che prende la vita con ottimismo, beh, niente di più sbagliato,
ed è proprio questo il motivo che mi porta a fare tale riflessione. Io sono pessimista soprattutto su me stesso, e
questo porta a criticare e disprezzare anche il mio modo di essere.

Ma senza dilungarmi troppo, qual è l'esperienza di cui voglio parlare? Non ricordo la data e non la voglio ricordare,
e nemmeno l'orario esatto, ricordo solamente che era mattina, una mattina invernale soleggiata e luminosa, una di
quelle belle giornate che deve cominciare e finire bene.

Quel giorno, non avendo la forza di dormire, mi svegliai di buon orario con la classica voglia di staccarmi dal
globo per avvolgermi tra i miei pensieri in rigorosa solitudine. Sedendo e mirando la finestra di casa mia fui
però sorpreso dai colori giocondi che scorgevo all'infuori, e il sole che illuminava tutto sembrava stesse
sorridendo compiaciuto del suo operato. 

L'immagine di ciò che vidi è ancora impressa nella mia memoria come una fotografia, che ancora oggi è talmente
nitida da riuscir a distinguere il numero di foglie di ogni albero che si mostrò ai miei occhi. Il risultato di
tanto mescolar di colori era un paesaggio simbolo di una tranquillità tangibile che si mostrava al mio cospetto:
il verde dei prati era tanto acceso da far competizione alla luce del sole, il mare che si intravedeva in
lontananza sembrava stesse danzando sulle note celestiali del silenzio e addirittura il vento, che tanto incessante
si era abbattuto nei giorni antecedenti, si era finalmente preso una meritata pausa. 

L'animo mio che quel giorno era decisamente acerbo, ne uscì come riesumato, e il mio pensiero che era altrettanto
acerbo, ne uscì come imprigionato in una gabbia dove all'interno vi era solo quella meravigliosa vista e nulla più. 

Alcuni sostengono che la nostra mente non abbia limiti, che l'uomo volendo può riuscire in tutto, quante falsità!
Quando succede qualcosa di tragico il nostro cervello reagisce buttando l'evento nel dimenticatoio, negandone
l'esistenza fino a quando non si è pronti per digerirla.
Io il giorno prima avevo visto una persona cara cadere nelle braccia della morte, ma io di quel giorno riesco a
ricordare solo quel paesaggio, riuscendo anche a sorridere piacevolmente a tale pensiero. 

Forse alcuni penseranno che il mio pensiero sfiori la follia, ma forse molti capiranno che infondo vivere è bello. 

Il NICOLOSI

Un bicchiere di birra

Posted: 21st settembre 2011 by Esseffe in Pensieri

Il contenuto della bottiglia di birra si versò velocemente nel bicchiere e Daniele fu costretto a fare attenzione per non versare la schiuma in bilico sul bordo. In quarant’anni di vita non aveva ancora capito come versare la birra e non la schiuma.
-Siamo dei falliti ti dico. Guarda come siamo ridotti: alla nostra età siamo ancora precari e abbiamo uno stipendio scarsissimo!-
Disse Michele prima di prendere una lunga sorsata di birra direttamente dal collo della bottiglia. Era una decina d’anni più vecchio di Daniele e ritrovarsi a quell’età senza un lavoro fisso lo stressava.
-Ah Michele! Rilassati! Cerca di goderti la vita!-
-Godermi la vita un corno!- La bottiglia vuota si poggiò con forza sul tavolo e la mano di Michele si contrasse attorno ad essa.
-Mi sono iscritto all’Università di Matematica con il sogno di diventare un grande matematico o un grande fisico. Fare qualche scoperta sensazionale e diventare immortale nei libri di storia! E invece? Sono segregato a scuola da vent’anni e non ho neanche uno stipendio decente!-
Lo sconforto velò gli occhi del professore anziano che si accasciava lentamente sulla sedia.
Il sorriso di Daniele tuttavia non accennava ad andarsene. In quel momento la sua unica occupazione era riempire nuovamente il bicchiere che si era svuotato della schiuma.
-E tu? Da giovane non sognavi di diventare un grande scrittore o un grande poeta?-
Daniele si prese un po’ di tempo per riempire il suo bicchiere e rispose con calma, cosa che irritò ancor di più Michele.
-Da giovane ammiravo la poesia di Leopardi e… Si, ti confesso che sarei voluto diventare un grande poeta.-
-Ecco!- Un lampo di gioia illuminò i suoi occhi. -Vedi che ho ragione? Siamo dei falliti! Abbiamo sprecato le nostre vite!-
Il sorriso però non accennava ad andarsene dal viso del professore di lettere. Anzi Daniele sembrava quasi divertito da quella situazione, come se fosse un gioco. Sorseggiò con calma la sua birra, ne assoporò ogni bollicina e la posò lievemente sul tavolo.
-Ti sbagli mio caro collega. Da piccoli avevamo torto. Leopardi ora è considerato un genio ma un tempo era un fallito peggio di noi perché le sue opere erano incomprese e non aveva il supporto ne di una madra ne di una moglie. Era infelice e impazziva dallo studio che lui stesso odiava. A me per essere felice basterebbe versare la birra senza schiuma.-

Esseffe

Il Diavolo

Posted: 19th settembre 2011 by Esseffe in Pensieri

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Volete sapere che volto ha il Diavolo? Volete sapere qual è il volto della persona che causa tutto il male nel mondo? Allora, se volete saperlo, ve lo dirò:
Il volto del Diavolo è… un volto piccolo e rotondo con dei bellissimi occhi verdi e due morbide guance incorniciate da lunghe ciocche dorate. Il volto angelico e sorridente di una bambina che ruba le caramelle nascondendole dentro il giubbotto con il suo sguardo malizioso. È un volto duro e spietato con una lunga barba e un turbante sulla testa che incita milioni di persone a diffondere il terrore nel mondo. Un volto che con le sole parole decide di far crollare grattaceli, precipitare aerei, esplodere treni… decide di uccidere migliaia di innocenti. È un volto bello e grazioso di una donna altrettanto bella che con il rossetto sulle labbra e le unghia delle dita curate al meglio fa il bagno al suo bambino appena nato. Un bambino che lei non avrebbe mai voluto e che affoga nell’acqua. È un volto dolce e gentile di un anziano prete che ogni giorno impara alla sua parrocchia a distinguere il bene dal male, che ascolta le confessioni di ogni persona e le rimprovera per i loro errori. Quello stesso prete che presto verrà arrestato per pedofilia…
Avete capito qual è il volto del Diavolo? Non ci siete ancora arrivati? Non riuscite a immaginarlo?
Allora guardatevi allo specchio e lo vedrete.
Non c’è bisogno di dare la colpa del male a un’entità superiore come il Diavolo. Il male è dentro ognuno di noi e tocca a noi evitare che venga allo scoperto. Non possiamo eliminarlo ma dobbiamo riuscire a placarlo…
 
Esseffe

L’amica insensibile

Posted: 18th settembre 2011 by Esseffe in Matematica

Lei è fredda, sta lì a guardarci aspettando di essere capita. Spesso non ci rendiamo neanche conto che è accanto a noi ma lei è quasi sempre lì.
Se noi la capiamo e l’ascoltiamo può rilevarsi una buona amica a volte, pronta ad aiutarci quando un commerciante sbaglia a tornarci il resto. Altre volte invece il suo giudizo oggettivo può volgersi contro di noi perché, si sa, lei è equa e imparziale.

Lei è la mia passione, è la Matematica, ed è per questo che ho voluto inserirla in questo sito e per potervi mostrare un piccolo programma di mia creazione. Un semplice giochino matematico che una volta fecerò a me e che ora io propongo a voi con questo programmino. Il bello sta nel capirne la logica per poi poterlo riproppore agli amici.

Vi avviso però che alcuni antivirus potrebbero vedere questo programma come un virus perché è un programma che non conoscono visto che l’ho creato io. Io vi assicuro che il programma non è un virus ma so che se non siete persone che conosco vi verrà difficile fidarvi

Gioco Matematico

Esseffe

La cieca concezione della felicità

Posted: 16th settembre 2011 by Il Nicolosi in Pensieri

Non ci vede e ciò lo aggrada, non ci vede e non vuole vedere. Sapere che tutto il resto non è affar suo probabilmente lo rasserena, ma finché non avrà visto la vera essenza del mondo non potrà capire quanto è malsano.
Fu così che lo misi sotto giudizio circa la sua felicità: la risposta fu fiera e piena di gioia, ma non alludeva a ciò che di tangibile c’è nel nostro comune universo.

Ronza la verità, la schiacceremo se potessimo, ma l’unica soluzione è solo rinchiuderla, starci lontano, e io, considerando tale ragionamento, pensavo che egli si sentisse felice solo perché voleva fuggire via dal suo problema.

Giacché nessun modo fu consono al risveglio dalla bugia, il cieco continuò a “vederla” a modo suo. Provai a spiegargli che il suo mondo era limitato per via della sua cecità, ma nonostante tutto mi rispose nuovamente <<mi piace ancora>>.

Mi feci carico di fargli capire la mia realtà, credendo fosse quella giusta, la mia convinzione era che avesse un modo distorto di percepire la vita. A lui piaceva tutto, nel suo mondo non c’era niente da odiare e così era perfetto.

Mi alzai per andare via con un pensiero assordante che pervase la mia mente e senza accorgermene lo sussurrai a bassa voce: <<riuscire a far capire ad uno che non ti vuole ascoltare non ha senso, è lui il limitato perché ha la mente chiusa>>.
Queste mie parole però furono ascoltate.  Fu così che egli si girò verso di me quasi come riuscisse a vedermi e mi sorrise.

Mi sentivo preso in giro, ma era solo perché avevo preso in giro me stesso per tutta la mia vita.
La soluzione al dilemma era semplice, solo vivendo il suo mondo avrei potuto capire quale fosse per lui il modo di concepire la felicità.

Così è per tutti.

IL NICOLOSI